Checca
In una sterminata suburra, che Burroughs avrebbe poi definito «Interzona», e che qui va da Città del Messico, capitale mondiale del delitto («il cielo di un azzurro che si intona con i cerchi degli avvoltoi»), a Panama, Lee, alter ego dello scrittore, tesse la sua amorosa tela intorno a Allerton, un giovane ambiguo, indifferente come un animale. Si aggira in locali sempre più sordidi, bazzicati da una fauna putrescente, e così divagando, picaro alieno, ci regala schegge radioattive del suo nerissimo humour. Per risolvere le sue ossessioni mortifere e sessuali parte col compagno renitente alla ricerca dello Yage, droga assoluta, capace di dare il controllo totale sui cervelli, e dunque concupita da Russia e Stati Uniti – e da ogni amante. Sa che con Allerton non potrà trovare ciò che desidera: il «tribunale della realtà» ha respinto la sua istanza. E tuttavia non può rinunciare. «Forse riesco a scoprire il modo di cambiare la realtà dei fatti» pensa – ed è pronto a correre ogni rischio. Come un santo o un criminale ricercato, Lee non ha niente da perdere. Ha superato le pretese della sua carne molesta, cautelosa, che invecchia con terrore, e può dire di sé: «Io sono disincarnato». Con questo romanzo, che risale agli inizi degli anni Cinquanta, affiora per la prima volta il paesaggio allucinato che oggi ormai porta il nome di Burroughs.
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